
Nonostante le tempeste calcistiche, il nostro, povero, calcio perde il pelo (tre edizioni mondiali ciccate) ma non il vizio. Un sistema di gestione distruttivo, schiavo dei potentati locali, che nonostante i fallimenti sta diventando sempre più ridicolo e ingiusto.
Vittime di giornata, il buon De Rossi e il Genoa, ieri sacrificati sull'altare del duo Napoli-Allegri che evidentemente devono poter tornare in zona Champions ancora una volta e senza opposizioni. Il primo gol del Napoli a Genoa grida vendetta: Vasquez in clamoroso in vantaggio sul pallone, viene atterrato da De Bruyne da dietro con una ginocchiata alla gamba e una spinta e poi segna il primo gol napoletano, al minuto 82. Fallo sul difensore tutta la vita.
Ma i nostri gestori non demordono e neppure il VAR riesce a convincere Di Bello che quello sia fallo. Evidentemente, di Bello ha sbagliato carriera: poteva fare il pasticcere, il notaio, il vigile urbano ma non l'arbitro, se non percepisce un fallo del genere. Tutto qui.
Ma sbaglia carriera pure chi lo invia a far danni sui campi di calcio. Non sta scritto da nessuna parte che il Napoli debba vincere a casa del Genoa se non lo merita. E le proteste dei tifosi genoani sono perfettamente giustificate.
Il vero problema è che il nostro calcio pur bastonato e umiliato nel mondo non vuole cambiare. La lotta per arrivare nei primi 4 posti in classifica continentale è letale e passa su tutto. A parte i tre potentati calcistici designati, quindi Juve-Milan-Inter, balla la lotta feroce tra Napoli-Roma-Como-Atalanta e Bologna o chi riuscirà a inserirsi.
Scotta troppo che Milan e Juve siano rimaste fuori per quest'anno e la gerarchia va ristabilita a ogni costo. Magari con il Napoli quarta eletta, e quindi voto in lega assicurato in questo modo.
Ne vedremo delle belle con le squadre più forti politicamente in Lega a danneggiarsi reciprocamente. Una rotta tra polli mentre i falchi inglesi, spagnoli e tedeschi si spartiscono i trofei che contano in Europa e nel mondo, Infantino o no.
Il problema è che qualunque gioco, se non segue le sue regole, è destinato prima a calare poi a sparire.Il calcio da noi, gestito così, fa veramente pena. Fa paura.
Non rispettare le regole deve far paura, con il rischio di diventare irrilevanti prima di diventare ridicoli. Se ci comportiamo da pagliacci, gli altri non ci rispetteranno mai e ci tratteranno anche peggio. Che qualcuno lo faccia notare in Lega e AIA, per favore.
Io sono solo un vecchio, piccolo tifoso che è soltanto consapevole da anni di vedere il circo, non il calcio e che già ora non va allo stadio, non retribuisce direttamente il movimento e tra poco chiuderà pure questo blog. Io non vivo di calcio ma voi, patetici e ridicoli capetti da stadio? Voi che fine farete?



